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Stai leggendo la discussione riassunto/prosa di lavandare nella sezione Aiuti Scolastici appartenente alla categoria Scuola e Lavoro dello Sciax2 Forum, Community di giovani webmaster.   Ciao a tutti ragazzi di sciax2! Oggi sono qui perchè mi serve la prosa della poesia lavandare! La prosa dovrebbe essere il riassunto in ...

  1. #1

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    Predefinito riassunto/prosa di lavandare


     


    Ciao a tutti ragazzi di sciax2!
    Oggi sono qui perchè mi serve la prosa della poesia lavandare! La prosa dovrebbe essere il riassunto in 3 persona almeno così dice la mia professoressa!

    Grazie in anticipo a tutti!

    N.B= mi serve per domani!

  2. #2

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    Predefinito Riferimento: riassunto/prosa di lavandare



    Trovata su Yahoo.. dimmi se ti serve

    “Lavandare”, tratto dalla sezione <<L’ultima passeggiata>> di Myricae, è un madrigale costituito da due terzine ed una quartina.

    Nel campo mezzo aratro e mezzo non,
    vi è un aratro che sembra essere stato
    abbandonato nella leggera nebbia.

    E in modo ritmico sopraggiunge dal canale
    Il rumore prodotto dalla lavandaie
    Che sbattono i panni con suoni sordi e frequenti e cantano:

    spira il vento e le foglie cadono dagli alberi
    e tu sei ancora lontano, non torni!
    Quando sei andato via sono rimasta
    Come un aratro nel mezzo di un terreno lasciato a riposo.

    ANALISI (SE TI DOVESSE SERVIRE):
    Il quadro è costituito da tre elementi che sono collocati fuori dallo spazio e dal tempo e assumono il valore assoluto di simboli della condizione esistenziale dell’uomo.
    Nella prima terzina il poeta descrive un aratro diverso dal consueto, poiché privo di buoi, fermo in mezzo ad un campo arato a metà, che sembra dimenticato da tutti in mezzo alla nebbia. In essa prevalgono le sensazioni visive.
    Nella seconda terzina il poeta mette in risalto i suoni caratteristici di questo scenario. Ciò che si sente è il lungo sciabordare delle lavandaie e i tonfi frequenti dei panni nell'acqua accompagnati da lunghe cantilene. Quindi, alle sensazioni visive si sostituiscono quelle uditive. Questa seconda strofa delinia un’altra scena che si affianca alla precedente ma che è del tutto autonoma rispetto ad essa, come dimostra la congiunzione coordinante e con cui si apre il periodo.
    Nella quartina vengono esaminati contemporaneamente suoni ed immagini. Al rumore dell'acqua, ai tonfi frequenti e alle lunghe cantilene si aggiunge il vento che soffia, lo scenario, inoltre, è arricchito dalla caduta delle foglie simili a fiocchi di neve. E mentre il tempo scorre inesorabilmente si avverte la sensazione di qualcuno che ha abbandonato la propria moglie proprio come i contadini hanno abbandonato l'aratro in mezzo al campo. L’aratro, quindi, ricompare alla fine del componimento, racchiudendolo in una struttura circolare, e diviene il simbolo dell’abbandono e della solitudine.

    Come gli altri madrigali di << L’ultima passeggiata>>, è un quadretto di vita rustica, di vita semplice. Ciò è ulteriormente sottolineato anche dal titolo “lavandare”, che si riferisce ad un’azione quotidiana svolta in un ambiente semplice.
    Dal punto di vista fonico, assumono un’importanza particolare le parole onomatopeiche come “cadenzato, sciabordare, tonfi spessi, cantilene” che rischiarano nella nostra mente l’intera scena. Un altro rilievo particolare è assunto dalle rime interne “ scibordare, lavandare” e dai fonemi R ed S “gora, sciabordare, lavandare, spessi” che imprimono un ritmo cadenzato ai versi. Nell’ultima strofa, il poeta adotta, invece della rima, un’assonanza “frasca-rimasta” e una struttura sintattica lineare nella quale ogni frase coincide con la misura del verso. Tutto ciò è stato fatto per riprodurre le forme del canto popolare e, quindi, per dare un’impressione di monotona semplicità.
    Per quanto riguarda la retorica, al verso vv. 7 è presente un’analogia molto ardita “nevica la frasca”, che ci dà l’idea delle foglie che cadono dagli alberi come fiocchi di vene. Un po’ più in giù, ai vv . 9/10 è presente una similitudine, in cui la donna abbandonata è paragonata all’aratro in mezzo al campo deserto. Ad ogni fine verso è presente l’enjambement che dà un ritmo particolare all’intero componimento.
    A livello lessicale, la sintassi è molto semplice e lineare; ci sono espressioni della lingua più usuale e non soltanto nella seconda terzina col canto delle lavandaie, bensì anche negli altri versi, nell’analogia e nella similitudine. Quindi, a differenza di “Arano” in cui vi sono termini attinti anche da un linguaggi classicheggiante, qui il Pascoli se ne discosta a favore di un linguaggio semplice che riprende e rappresenta la realtà quotidiana.

    Fonte: Raga mi servirebbe la parafrasi di lavandare, poesia di pascoli...chi è così gentile da aiutarmi??? - Yahoo! Answers

    @HABIR.jasa

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  3. #3

    L'avatar di #Sweep

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    Predefinito Riferimento: riassunto/prosa di lavandare



    Citazione Originariamente Scritto da devastatore Visualizza Messaggio
    Trovata su Yahoo.. dimmi se ti serve

    “Lavandare”, tratto dalla sezione <<L’ultima passeggiata>> di Myricae, è un madrigale costituito da due terzine ed una quartina.

    Nel campo mezzo aratro e mezzo non,
    vi è un aratro che sembra essere stato
    abbandonato nella leggera nebbia.

    E in modo ritmico sopraggiunge dal canale
    Il rumore prodotto dalla lavandaie
    Che sbattono i panni con suoni sordi e frequenti e cantano:

    spira il vento e le foglie cadono dagli alberi
    e tu sei ancora lontano, non torni!
    Quando sei andato via sono rimasta
    Come un aratro nel mezzo di un terreno lasciato a riposo.

    ANALISI (SE TI DOVESSE SERVIRE):
    Il quadro è costituito da tre elementi che sono collocati fuori dallo spazio e dal tempo e assumono il valore assoluto di simboli della condizione esistenziale dell’uomo.
    Nella prima terzina il poeta descrive un aratro diverso dal consueto, poiché privo di buoi, fermo in mezzo ad un campo arato a metà, che sembra dimenticato da tutti in mezzo alla nebbia. In essa prevalgono le sensazioni visive.
    Nella seconda terzina il poeta mette in risalto i suoni caratteristici di questo scenario. Ciò che si sente è il lungo sciabordare delle lavandaie e i tonfi frequenti dei panni nell'acqua accompagnati da lunghe cantilene. Quindi, alle sensazioni visive si sostituiscono quelle uditive. Questa seconda strofa delinia un’altra scena che si affianca alla precedente ma che è del tutto autonoma rispetto ad essa, come dimostra la congiunzione coordinante e con cui si apre il periodo.
    Nella quartina vengono esaminati contemporaneamente suoni ed immagini. Al rumore dell'acqua, ai tonfi frequenti e alle lunghe cantilene si aggiunge il vento che soffia, lo scenario, inoltre, è arricchito dalla caduta delle foglie simili a fiocchi di neve. E mentre il tempo scorre inesorabilmente si avverte la sensazione di qualcuno che ha abbandonato la propria moglie proprio come i contadini hanno abbandonato l'aratro in mezzo al campo. L’aratro, quindi, ricompare alla fine del componimento, racchiudendolo in una struttura circolare, e diviene il simbolo dell’abbandono e della solitudine.

    Come gli altri madrigali di << L’ultima passeggiata>>, è un quadretto di vita rustica, di vita semplice. Ciò è ulteriormente sottolineato anche dal titolo “lavandare”, che si riferisce ad un’azione quotidiana svolta in un ambiente semplice.
    Dal punto di vista fonico, assumono un’importanza particolare le parole onomatopeiche come “cadenzato, sciabordare, tonfi spessi, cantilene” che rischiarano nella nostra mente l’intera scena. Un altro rilievo particolare è assunto dalle rime interne “ scibordare, lavandare” e dai fonemi R ed S “gora, sciabordare, lavandare, spessi” che imprimono un ritmo cadenzato ai versi. Nell’ultima strofa, il poeta adotta, invece della rima, un’assonanza “frasca-rimasta” e una struttura sintattica lineare nella quale ogni frase coincide con la misura del verso. Tutto ciò è stato fatto per riprodurre le forme del canto popolare e, quindi, per dare un’impressione di monotona semplicità.
    Per quanto riguarda la retorica, al verso vv. 7 è presente un’analogia molto ardita “nevica la frasca”, che ci dà l’idea delle foglie che cadono dagli alberi come fiocchi di vene. Un po’ più in giù, ai vv . 9/10 è presente una similitudine, in cui la donna abbandonata è paragonata all’aratro in mezzo al campo deserto. Ad ogni fine verso è presente l’enjambement che dà un ritmo particolare all’intero componimento.
    A livello lessicale, la sintassi è molto semplice e lineare; ci sono espressioni della lingua più usuale e non soltanto nella seconda terzina col canto delle lavandaie, bensì anche negli altri versi, nell’analogia e nella similitudine. Quindi, a differenza di “Arano” in cui vi sono termini attinti anche da un linguaggi classicheggiante, qui il Pascoli se ne discosta a favore di un linguaggio semplice che riprende e rappresenta la realtà quotidiana.

    Fonte: Raga mi servirebbe la parafrasi di lavandare, poesia di pascoli...chi è così gentile da aiutarmi??? - Yahoo! Answers

    @HABIR.jasa


    Grandissimo! Era proprio quello che volevo!
    Spero di prendere un bel voto domani!
    Comunque problema risolto!

  4. #4

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    Grandissimo! Era proprio quello che volevo!
    Spero di prendere un bel voto domani!
    Comunque problema risolto!
    Ok segnalo come problema risolto @Frizz

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  5. #5

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