La collisione


Nonostante le polemiche sulla sicurezza dei voli turistici a New York dopo l'incidente sull'Hudson River di sabato scorso, a Manhattan gli elicotteri charter continuano a volare. La New York Helicopter, che si trova sul Pier Six, nell'East River, non ha mai interrotto i suoi tour e offre tre tipi di charter che partono da Downtown Manhattan e attraversano in mezz'ora circa, tutte le mete turistiche più famose. Con una cifra che va dai 165 dollari ai 315, a seconda della durata del volo, i turisti possono visitare: la Statua della Libertà, Ellis Island, Central Park, tutti i ponti della Grande Mela e anche l'Hudson River, luogo della tragedia. La Liberty Helicopters invece ancora oggi ha tenuto i suoi velivoli a terra: «Ma da domani torna tutto normale», assicura Lucy all'eliporto della 30/a strada, accettando la prenotazione per uno dei tanti tour turistici offerti dalla compagnia al centro dell'incidente di sabato in cui sono morti cinque italiani.

A CACCIA DELLA VERITA'... Le cinque vittime italiane della tragedia dell'Hudson sono state identificate e presto, nello spazio di un paio di giorni, torneranno a Bologna. Ma intanto l'Italia chiede alle autorità americane la verità: «Un'inchiesta rapida, trasparente e che ci permetta di capire cosa è successo», ha detto l'ambasciatore italiano a Washington, Giovanni Castellaneta, dopo aver incontrato a City Hall il sindaco di New York Michael Bloomberg. La stessa richiesta è stata ribadita da Castellaneta negli incontri successivi, con il capo della polizia Ray Kelly e con l'amministratore delegato di Liberty Travel, la società a cui faceva capo l'elicottero precipitato sabato. L'ambasciatore aveva incontrato in mattinata nell'ufficio del medico legale i parenti delle vittime rimasti a New York. I corpi degli italiani sono stati identificati grazie alle impronte digitali e oggi sono stati emessi i certificati di morte: l'ultimo atto dello straziante rituale che precede il rimpatrio dei resti di quelle che fino a sabato erano due famiglie felici. È stata usata una procedura d'urgenza. Ora ci vorranno un paio di giorni, i tempi tecnici, prima della partenza delle salme. «Questa parte legale è esaurita», ha detto Castellaneta, ora continua l'inchiesta: «Vogliamo sapere cosa è successo: perchè una gita turistica si è trasformata in tragedia».



LA TRAGEDIA Un boato sordo, come un tuono, una bomba. L'impatto violentissimo, del fumo, due grandi funghi d'acqua e poi niente. Il silenzio. Così ieri, in pochi secondi, verso mezzogiorno di una splendida giornata di sole, la vacanza newyorkese di un gruppo di cinque turisti italiani s'è trasformata in tragedia. L'elicottero turistico della compagnia 'Liberty Tours', sul quale stavano volando per vedere dall'alto la Statua della Libertà e i grattacieli di Manhattan, è precipitato nel fiume Hudson, dopo essersi scontrato con un piccolo aereo privato, un Piper, con tre persone a bordo, tra cui un bambino, in volo lungo la costa del New Jersey. Nonostante gli sforzi immediati delle squadre di soccorso, non ci sono sopravvissuti: i morti sono in tutto nove, sei a bordo dell'elicottero, i cinque italiani più il pilota, e i tre sul Piper. Dopo ore di ricerche, sette dei nove corpi sono stati recuperati.



GLI ITALIANI DECEDUTI Le vittime italiane sono Tiziana Pedrone, Fabio e Giacomo Gallazzi, Michele e Filippo Norelli. Immediatamente tutto il personale consolare in servizio a New York s'è mobilitato a tutti i livelli. L'ambasciatore Giovanni Castellaneta ha avuto un colloquio con il sindaco di New York, Michael Bloomberg e nelle prossime ore raggiungerà la città per incontrarsi, assieme al sindaco, con i parenti delle vittime. Questo ennesimo dramma dei cieli è stato vissuto praticamente in diretta dalle migliaia di persone che, soprattutto in una giornata del fine settimana e così soleggiata, amano passeggiare a ora di pranzo lungo le due sponde del fiume, quella newyorkese, all'altezza del West Village e di Chelsea, e di fronte, quella del New Jersey. In tanti, in bicicletta, con i pattini o semplicemente a spasso, hanno potuto assistere a questo scontro assurdo, tragicamente spettacolare, sopra la loro testa, in una fetta di cielo che purtroppo è sempre più pericolosamente affollata da tanti velivoli privati. A togliere ogni speranza che ci fosse qualche superstite, è stato il sindaco di New York. Presentandosi ai giornalisti, in camicia azzurra sportiva, poco tempo dopo l'incidente, ha chiarito con la voce emozionata che in questi casi «è difficile che ci siano superstiti». «Abbiamo recuperato solo due corpi ma è chiaro - ha detto - che la missione è passata dal soccorso al recupero». All'inizio la guardia costiera aveva parlato di un sopravissuto, notizia più tardi purtroppo smentita dai fatti. È stato proprio il sindaco, invece, a confermare la tragica realtà: i cinque turisti a bordo dell'elicottero erano italiani. Immediata la ricerca delle cause dell'incidente. Sempre Bloomberg si lascia scappare un particolare sulla sua dinamica, che sarà confermato da diversi testimoni oculari, e cioè che sarebbe stato il piccolo aereo a colpire alle spalle l'elicottero. Altri testimoni, intervistati dai grandi network che all'incidente stanno dedicando tutto il giorno, dicono di aver visto il Piper sbandare come se avesse perso il controllo, volando in modo stranamente lento, prima di colpire l'elicottero turistico. Toccherà ora alla National Transportation Safety Board, l'autorità americana che si occupa della sicurezza aerea, fare piena luce sulle cause della collisione mortale. Un'inchiesta resa ancora difficile dal fatto che nè l'elicottero, nè il Piper hanno in dotazione le tristemente famose scatole nere. Non è la prima volta che il fiume Hudson è teatro di incidenti aerei. Nel gennaio scorso un aereo della Us Airways fu costretto a un ammaraggio d'emergenza. Allora, però, andò a finire bene e si gridò al miracolo. Tutte le 155 persone a bordo si salvarono grazie alla capacità del pilota, il capitano, Chesley 'Sully' Sullenberger, poi acclamato come un eroe nazionale. Stavolta, pero, come ha ricordato trattenendo le lacrime il sindaco Bloomberg, «non c'è stato un lieto fine».



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