Napoli, protesta choc contro fornero: Pensionato minaccia di tagliarsi le vene

Rapinder

Utente Esperto
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19 Settembre 2011
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NAPOLI - Minacciando di tagliarsi le vene con un pezzetto di vetro che aveva in mano, un uomo ha interrotto l'intervento del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a Napoli. L'uomo, che si è detto un pensionato, voleva consegnare al ministro una lettera. Ha detto che suo figlio, 25 anni, diplomato, non ha un lavoro e che lui non sa più come fare.
La lettera è stata consegnata al ministro, che stava partecipando alla conferenza italo-tedesca in corso a Napoli. Il ministro, al microfono, ha fatto notare che il mittente della lettera si chiama Maria e ha assicurato che l'avrebbe letta. Gli uomini della sicurezza hanno immediatamente fermato il pensionato che ha urlato con la voce rotta dal pianto, togliendogli di mano il pezzetto di vetro, e lo hanno portato via.

FORNERO: "VOLEVO DIMETTERMI QUANDO HANNO MINACCIATO MIA FIGLIA" Il ministro del lavoro Elsa Fornero ha pensato di dimettersi quando la figlia è stata recentemente raggiunta da una lettera anonima di minacce. Lo confessa la stessa Fornero in un'intervista a Famiglia Cristiana in edicola questa settimana.
Il ministro dice di aver pensato di dimettersi non sul caso del fondo per i malati di Sla a rischio rifinanziamento, «ma quando hanno ingiustamente e vilmente attaccato mia figlia». Fornero ha quindi ricordato l'episodio delle lacrime durante la prima conferenza stampa da ministro. «Quella conferenza arrivava dopo 20 giorni di lavoro davvero stressante», spiega.
«Quando ho dovuto menzionare la parola 'sacrificì (alludevo al fatto che non avevamo le risorse per indicizzare le pensioni), ho pensato ai miei genitori, che di sacrifici ne hanno fatti tanti. È venuto fuori il lato umano. Ma se piange Vendola - osserva il ministro - i giornali scrivono che Š un grand'uomo, che dimostra sensibilità. Se, invece, piange la Fornero, dicono che è una donna isterica o piagnona. Me ne hanno dette di tutti i colori».

PATRIMONIALE? IMU E' ANAGRAFE «Tassare i patrimoni vuol dire, anzitutto, conoscerli. In Italia non abbiamo un'anagrafe patrimoniale. Esistono molte strade per spacchettare i grandi patrimoni, disseminarli e nasconderli qua e là. Così che se fai la patrimoniale, ti resta in mano ben poco». Lo afferma il ministro del Lavoro Elsa Fornero in un'intervista a Famiglia Cristiana.
«Ma non dimentichiamo che la tassazione sulle abitazioni, ovvero l'Imu, è una sorta di patrimoniale, calibrata per tenere conto anche dei carichi familiari».

RIFORMA SEVERA MA PER EQUILIBRIO «È vero, la riforma delle pensioni, ispirata a criteri di sostenibilità finanziaria e di equità tra le generazioni, è stata severa». Lo afferma il ministro del lavoro Elsa Fornero in un'intervista a Famiglia Cristiana in edicola questa settimana, sottolineando che la riforma però «mira a ristabilire l'equilibrio» tra le generazioni «passando dalla formula retributiva a quella contributiva».
«Un welfare che poggia su politiche di debito non è più sostenibile», aggiunge Fornero, spiegando che «l'Italia ha un buon patrimonio di politiche del welfare. Noi non vogliamo rinunciarvi, ma metterlo in sicurezza, su buoni presupposti. Il debito non si basa solo sui Bot e sui Cct, ma anche sulle tante facili promesse della politica, che scaricava il conto su chi sarebbe venuto dopo. E cioè le nuove generazioni, i nostri figli e nipoti. Questa non è equità tra le generazioni».
A proposito del cambio del sistema di contribuzione, Fornero ha spiegato che «è un buon presupposto per costruire solidarietà vera. Se calcolo la pensione sugli ultimi stipendi di un ricco, gli do molto di più di quanto ha versato nel tempo. Viceversa, se calcolo con lo stesso sistema la pensione sull'ultimo stipendio di un lavoratore, gli do una pensione povera».
«Nella previdenza - aggiunge il ministro -, la pensione deve corrispondere ai contributi versati durante la vita lavorativa. Ma se la pensione è povera e non permette di arrivare alla fine del mese, allora va integrata con risorse pubbliche, in modo trasparente e corrispondente all'equità».

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